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Sbavtognac
progetto calvino"SBAVTOGNAC"

il coniglio che vuole volare

Ispirato a Marcovaldo di Italo Calvino

con Matteo Procuranti
spazio scenico Francesco Neri
drammaturgia Virginia Martini e Matteo Procuranti
regia Virginia Martini
 
  
 
 

 

"Egregio Signor Calvino, mi ascolti un attimino..." inizia così lo spettacolo, con una lettera immaginaria che l'attore scrive al noto autore. Il motivo di questa lettera è la "scomparsa" di uno dei personaggi più noti della sua produzione letteraria.
Questo personaggio "in fuga" è un operaio addetto al carico e scarico delle merci, ha moglie e quattro figli da mantenere ed è sempre senza un soldo. In mezzo al cemento e all'asfalto della città inquinata, egli crede ogni tanto di rivedere un po' della campagna lontana, ma si tratta di una illusione e i suoi entusiasmi vengono sempre mortificati. Ma non si perde mai d'animo e continua a sperare, perché è un uomo fiducioso e pieno di buona volontà...e perché è Marcovaldo! La sua storia dal tono scherzoso e divertente presenta un risvolto crudo, malinconico.
sbavtognacI racconti a cui ci siamo ispirati furono scritti da Italo Calvino fra il 1952 e il 1962, quando in Italia si era diffuso un certo benessere, dopo i disastri della seconda guerra mondiale e i nuovi ricchi provavano la gioia di spendere e spandere dopo tante privazioni; ma si trattava di un numero ristretto di persone e c'era ancora tanta miseria. Lo spettacolo si concentra su alcune delle "disavventure" di Marcovaldo per restituire agli spettatori tutta la poesia di questo straordinario anti-eroe dei nostri tempi.
Ma il racconto scenico, contrariamente al testo di Calvino, non viene sviluppato dal punto di vista dell'operaio Marcovaldo ma da quello di tutte le figure che lo circondano interpretate dall'unico attore in scena: la moglie, i figli, i colleghi di lavoro, i vicini di casa. Il loro sguardo non è "sensibile" all'ingenuità, alla leggerezza, all' umanità di Marcovaldo. Tutti loro lo giudicano, lo umiliano, lo rimproverano. Perché non aderisce a nessuno dei modelli che la nostra società occidentale riconosce come "vincenti". A lui non interessa far carriera, è un marito distratto e un padre troppo poco autoritario. Non si interessa di economia, di calcio o di donne; la sua attenzione è attratta da tutte le manifestazioni di vita semplice , concreta, reale, come il vento che soffia, le foglie degli alberi che cambiano il loro colore, i fiori che sbocciano, gli animali che si muovono, le stelle che brillano lontane.
Non raccontiamo di una "fuga" in un immaginario e idilliaco mondo incontaminato ormai perduto ma presentiamo la forza di una diversità. Un modo profondamente controcorrente, si direbbe oggi, di affrontare la vita, di porsi in ascolto con essa, dove sono motore la purezza, la curiosità e non l'ambizione, dove sedersi a guardare la luna immaginando di volare è il sogno più grande.

 

Adatto ad un pubblico a partire da 11 anni


 

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